La vita - Lettera di inizio 2016 (dedicata al piccolo Matteo)


«La vita non dovrebbe essere un viaggio verso la tomba con l’intenzione di arrivare in modo sicuro, in un bel corpo e ben conservato, ma piuttosto un giungere in derapata, dentro una nuvola di fumo, completamente esauriti, completamente sfiniti, e proclamando a gran voce: “Wow! Che viaggio!”»
(Hunter S. Thompson).
Da tempo vado leggendo e rileggendo questa citazione. L'anno trascorso è stato davvero massacrante e, come da un po' di tempo a questa parte, giungo al finale mezzo scassato e carico di desiderio di riposare. Come se la fine dell'anno fosse il momento in cui finalmente si possono deporre le armi. Poi c'è il nuovo inizio, che molti salutano affrontando impavidi la notte e lottando strenuamente contro il sonno - il famoso "veglione". Il nuovo inizio nasce dunque dal riposo della fine? O si riposa per poi iniziare di nuovo? Chissà. Fatto sta che, come ho appena affermato, questa citazione mi perseguitava da un po' quando nella mia piccola coscienza hanno iniziato a convergere tre esperienze apparentemente lontane e differenti. La prima riguarda la mia "avventura" lavorativa sempre dipanantesi - almeno per ora - attraverso le lande del precariato; la seconda, bellissima, è stata la possibilità di osservare un giovanotto di 10/11 anni che, nel mezzo di una festa, rinunciava a divertirsi giocando con i suoi amichetti pur di fare compagnia ad una piccola bimba, ancora incapace di parlare, desiderosa di giocare con qualcuno; la terza, meravigliosa, è stato l'annuncio della nascita di Matteo, il figlio di un caro amico fraterno.
E queste esperienze che hanno da spartire con la citazione che ha aperto questo post? Niente, potrebbe sembrare, o forse tutto, mi arrischio a dire. La mia avventura lavorativa, che spesso descrivo come amara, frustrante, pesante - e che davvero è connotata da tutte queste sensazioni - mi appare sempre più come una corsa senza riposo, con continue derapate, e dove spesso sembra di raggiungere livelli di sfinimento…eppure poi giungono quegli attimi, quegli incontri, quei colpi di brillante interpretazione che ti fanno rialzare, anche solo per un attimo, e ti permettono di guardarti allo specchio con lo sguardo furbetto, quasi a dire “o no?”. E il giovanotto quasi undicenne? Beh quella scena incantevole la dice davvero lunga. Eh sì, perché le “derapate” esteriori sono belle, e quando ne siamo protagonisti danno una profonda soddisfazione, nonché fiumi di balsamo per il nostro ego…ma quelle interiori, nelle quali ad essere sfinito è proprio quell’ego che quasi sempre la vuole fare da padrone, e nelle quali la nuvola di fumo assume magicamente le forme di una luce splendente, quelle magari quando le realizziamo non riusciamo a vederle, ma chi ci osserva sì, ed io l’ho vista tutta. Si sa, non è sempre il percorso a fare il viaggio, anzi quasi mai: piuttosto è come noi affrontiamo il percorso. E chi ha un passato da scout - eh sì lo ammetto e me ne compiaccio - questa cosa la porta impressa dentro. Ecco allora, l’espressione “Wow! Che viaggio!” la può orgogliosamente sparare anche chi ha saputo assaporare la scelta differente, pagando con la dimenticanza di sé il sorriso splendente di qualcun altro. Last but not least, la nascita di Matteo, che tutto ciò riassume e ricompone in quella indescrivibile esperienza della vita che sboccia e, nella sua complessa semplicità, richiede un’infinità di attenzioni, ripagandole con un’infinità di emozioni. Piccolo Matteo, che hai aperto gli occhietti alla luce e che sempre più anelerai alla visione dei volti dei tuoi genitori, che tu sia benedetto per essere stato capace di ricordarmi che la vita va giocata pienamente come stai facendo tu ora. Che tu sia benedetto perché in questi giorni stai ricoprendo tutti i ruoli per poi collocarti, al momento adatto, in quello che reputerai a te più consono, ma che facendo questo mi permetti di comprendere che il centravanti vale quanto il terzino, e che il portiere non è da meno del mediano. Piccolo Matteo, luce degli occhi dei tuoi genitori, a te il mio piccolo pensiero in questo inizio di nuovo anno. Piccolo pensiero per te, piccola vita, immensa nella sua luminosità; piccola vita che venendo alla luce, nel primo vagito, sotto sforzo e stanco, probabilmente volevi proprio dire alla tua mamma “Wow! Che viaggio!”. Piccolo Matteo, che questo nuovo viaggio sia ancora più bello, e che tu possa insegnare a tutti noi il modo migliore di “derapare”.
Auguro uno splendido 2016 a tutti voi.