Andare a dormire alle 3 (non ho resistito oltre causa la sveglia assassina del giorno prima) e svegliarsi alle 5 per salutare la coppia brasi-messicana che ripartiva alla volta di Palenque, per poi tornare nel luogo di stanziamento (Guadalajara). E dopo? Dopo tornare a riappisolarsi fino alle 12.30, quando la cameriera, che deve giustamente pulire tutte le stanze, bussa con colpi tanto forti alla tua porta che non v'è maniera di rimanere a letto...con il caldo che fa rintanarsi sotto le coperte è puro suicidio, allora tanto vale cedere e alzarsi, chiedere un momento di tempo per "docciarsi", vestirsi e preparare lo zaino e, alla fine, depositare tutto in recepción e, recarsi a gustare una buona colazione Maya. Eh sì! Avevo notato il localino già dal giorno precedente: un bel posticino tranquillo, frequentato per lo più da stranieri dove ho assaggiato una colazione a base di verdure e radici del luogo, insieme ad un discreto caffè (americano chiaramente). Mentre mi rilassavo, mi son sentito chiamare alle spalle, ed erano Rocío e Hannah (una giovane tedesca che avevamo conosciuto in viaggio)...scambi di saluti e di nuovo auguri di un buon inizio di anno!!! Si ritorna in strada, Flores è deserta, placida, serena, direi quasi dormiente sotto il sole caldo del primo giorno dell'anno. Ancora non ho recuperato i soldi del biglietto...mi reco alla stazione centrale degli autobus e spiego il tutto, ovvero "la truffa" al responsabile...mi risponde di ritornare la sera per prendere l'autobus come previsto e lui avrebbe visto cosa si poteva fare, faremo così. Ora non resta altra cosa da fare che sedersi nella spartana hall dell'hotel e attendere le 19, sorseggiando caffè, birra e sonnecchiando un po'. Le due cameriere e il fattorino si dedicano a imbastire discorsi politico-geo-culturali nei quali mi tirano dentro in quanto straniero e, secondo loro, più obiettivo...rispondo, rido, sonnecchio...sono le 19...è ora di andare, Antigua, l'antica capitale del territorio guatemalteco, mi attende...
Arrivo in stazione, salgo sull'autobus e chi mi raggiunge? Il caro Edy che mi restituisce i soldi in eccesso e me ne dà in più per poter effettuare il viaggio da Città del Guatemala ad Antigua...sia lode alla compagnia Linea Dorada! Ora non resta da fare altra cosa che viaggiare...inclino la poltroncina e buenas noches...
Telegraph Road
Presuntuoso mi alzo al mattino e scrivo quel che mi pare. (P. Armenti, L'altra America)
...che non la dico non chiara, non la dico non vera, non la dico non sincera... (V. Capossela, Dalla parte di Spessotto)
lunedì 2 gennaio 2012
domenica 1 gennaio 2012
Día 4: Flores-Tikal
sabato 31 dicembre 2011
Día 3: Frontera Corozal y Guatemala
Sveglia alle 5!!! Il pulmino che mi condurrà a Frontera Corozal, ultimo avamposto mexicano, passa alle 6, per cui mi posso concedere una doccia, preparazione bagagli (quello che ho lasciato non messo a punto) e sperare che non piova...grazie a Dio il tempo è tranquillo, a parte il freddo mattutino che caratterizza Palenque, ma è sopportabile. Alle 6 sono già seduto sotto il portone dell'Hotel ma il pulmino non giunge prima delle 6.40...tutto normale!!! Si parte finalmente. La sera prima ho deciso di tagliarmi i capelli, ho visto un negozio di barbiere mentre passeggiavo e ho avuto la geniale idea: ma non pensate ai saloni di bellezza o al vostro barbiere di fiducia. Qui si trattava di una stanza, senza alcun lavabo, con sedie tipiche da salotto, per coprirmi un impermeabile fissato al collo con una molletta per i panni, e un barbiere zoppo che mi ha cesellato lo scalpo a colpi di macchinetta e forbici...debbo ammettere, però, un vero maestro! Ritornando al viaggio, dopo un'oretta di strada ci si è fermati in un posto per fare colazione, io avevo il pan de elote comprato il giorno prima e così ho sfruttato quello e ho approfittato del bar solo per andare al bagno. Dopo una mezz'oretta di nuovo in marcia e trascorsa un’altra ora si giunge ad una biforcazione dove il conducente si ferma, scendono due ragazze, e sale una coppia: si tratta di Elton e Fernanda, un ragazzo brasiliano e una ragazza messicana. Si riparte e, poco dopo, termina la strada asfaltata e inizia uno sterrato che porta direttamente a Frontera Corozal, ultimo pezzo di territorio messicano sul “río Usumacinta”. Giunto dinanzi a la Oficina de Migración, il conducente parcheggia e ci spiega che bisogna recarsi ad effettuare il controllo, e così si va tutti insieme coloro che dovevano/volevano porre piede in territorio guatemalteco. Sistemate le questioni burocratiche eccoci di nuovo a parlare con l’autista che, nel frattempo, aveva già condotto gli altri viaggiatori al punto di imbarco per giungere a visitare altri siti archeologici. Ci dà le ultime spiegazioni e poi ci lascia nelle mani di colui che condurrà la nostra lancha sul fiume.
venerdì 30 dicembre 2011
Día 2: Misol-Ha - Aguazul
giovedì 29 dicembre 2011
Día 1 (seconda parte): Palenque
L'hotel Xibalba non è affatto male, eccetto per l'avermi fatto attendere mezz'ora fuori in attesa di sistemare la mia stanza...ne ho approfittato per comunicare con l'Italia via Skype. La stanza è comoda e spaziosa, e un buon sistema di ventilazione mi permette di resistere al caldo-umido che domina la zona. Decido di recarmi subito al sito archeologico di Palenque, uno dei più grandi siti della civiltà Maya che ci siano rimasti. Prendo al volo un "pesero" lungo la circonvallazione che conduce all'entrata della città e sballottato dalle curve e dalle buche mi avvio verso il sito. Il pesero è molto comune in Mexico, si tratta di un piccolo furgoncino attrezzato con sedili all'interno in maniera da poter portare un certo numero di persone. Generalmente il pesero (o microbus) segue sempre lo stesso percorso, non fa fermate regolari ma si blocca ogni volta che c'è qualcuno che alza la mano per chiedere la fermata, sia per scendere che per salire. Il viaggio ha dei prezzi fissi, in base alla distanza che c'è da percorrere, cosicché ognuno paghi in base alla meta che deve raggiungere. In tal modo, sia in Città del Messico che, soprattutto, nelle altre città e nei paesini, tali mezzi hanno quasi soppiantato gli autobus di linea che, di fatto, quasi non esistono...d'altronde, perché utilizzare autobus di linea con fermate regolari, se il pesero già lo sostituisce perfettamente fermando le persone dove esse stesse vogliono?
Día 1 (prima parte): Distrito Federal - Villahermosa (Tabasco) - Palenque (Chiapas)
Una rincorsa è una rincorsa!!! Per effettuarla è necessario
fare dei passi indietro…e così per qualche giorno il blog è stato deserto. Ma
non si trattava di silenzio, erano solo dei passi a ritroso attraverso i giorni
di Natale e S. Stefano (che peraltro in México è un giorno come un altro) per
prepararsi alla partenza. Eh sì! Il 26 mattina, dopo due giorni trascorsi nel
calore familiare (delle famiglie di amici) ho ben pensato di recarmi dal
magnifico dott. Pineda, a due isolati da casa. Il dott. Pineda è colui che ha
seguito le mie peripezie con il mal di gola ed è lo stesso che ha inflitto al
virus il colpo letale attraverso due tremende iniezioni di Aliv-In, un
medicinale che ha la consistenza quasi del Vinavil…vi lascio immaginare la felicità della mia chiappa nel riceverlo
(nello specifico le iniezioni me le ha fatte il farmacista al quale debbo
riconoscere un tocco da maestro, compensato da una scarsa memoria per la quale
mi ha fatto la seconda iniezione nella stessa chiappa della prima). Per la gioia
del mio cuore, il dottore ha confermato che oramai stavo bene e che potevo
partire per il mio viaggio “al interior”: “andale Estefano, haz tu vida y saca
muchas fotos!”, queste le sue parole.
E così eccomi qua, di corsa a comprare un biglietto per
Villahermosa (Tabasco), punto di connessione per poi recarmi a Palenque
(Chiapas).
sabato 24 dicembre 2011
¡¡¡Feliz Navidad!!!
In barba alla crisi, non ho saputo resistere, e questi auguri scomodi li voglio donare anche a voi:
Carissimi,
non obbedirei al mio dovere di vescovo,
se vi dicessi “Buon Natale” senza darvi disturbo.
Io, invece, vi voglio infastidire.
Non sopporto infatti l’idea di dover rivolgere auguri innocui, formali, imposti dalla “routine” di calendario. Mi lusinga addirittura l’ipotesi che qualcuno li respinga al mittente come indesiderati.
Tanti auguri scomodi, allora, miei cari fratelli!
Gesù che nasce per amore vi dia la nausea di una vita egoista, assurda, senza spinte verticali e vi conceda di inventarvi una vita carica di donazione, di preghiera, di silenzio, di coraggio.
Il Bambino che dorme sulla paglia vi tolga il sonno e faccia sentire il guanciale del vostro letto duro come un macigno, finché non avrete dato ospitalità a uno sfrattato, a un marocchino, a un povero di passaggio.
Dio che diventa uomo vi faccia sentire dei vermi ogni volta che la vostra carriera diventa idolo della vostra vita, il sorpasso, il progetto dei vostri giorni, la schiena del prossimo, strumento delle vostre scalate.
Maria, che trova solo nello sterco degli animali la culla dove deporre con tenerezza il frutto del suo grembo, vi costringa con i suoi occhi feriti a sospendere lo struggimento di tutte le nenie natalizie, finché la vostra coscienza ipocrita accetterà che il bidone della spazzatura, l’inceneritore di una clinica diventino tomba senza croce di una vita soppressa.
Giuseppe, che nell’affronto di mille porte chiuse è il simbolo di tutte le delusioni paterne, disturbi le sbornie dei vostri cenoni, rimproveri i tepori delle vostre tombolate, provochi corti circuiti allo spreco delle vostre luminarie, fino a quando non vi lascerete mettere in crisi dalla sofferenza di tanti genitori che versano lacrime segrete per i loro figli senza fortuna, senza salute, senza lavoro.Gli angeli che annunciano la pace portino ancora guerra alla vostra sonnolenta tranquillità incapace di vedere che poco più lontano di una spanna, con l’aggravante del vostro complice silenzio, si consumano ingiustizie, si sfratta la gente, si fabbricano armi, si militarizza la terra degli umili, si condannano popoli allo sterminio della fame.
I poveri che accorrono alla grotta, mentre i potenti tramano nell’oscurità e la città dorme nell’indifferenza, vi facciano capire che, se anche voi volete vedere “una gran luce” dovete partire dagli ultimi. Che le elemosine di chi gioca sulla pelle della gente sono tranquillanti inutili.
I pastori che vegliano nella notte, “facendo la guardia al gregge”, e scrutano l’aurora, vi diano il senso della storia, l’ebbrezza delle attese, il gaudio dell’abbandono in Dio.E vi ispirino il desiderio profondo di vivere poveri che è poi l’unico modo per morire ricchi.
Buon Natale! Sul nostro vecchio mondo che muore, nasca la speranza.
Don Tonino Bello
(Vescovo di Molfetta)
Carissimi,
non obbedirei al mio dovere di vescovo,
se vi dicessi “Buon Natale” senza darvi disturbo.
Io, invece, vi voglio infastidire.
Non sopporto infatti l’idea di dover rivolgere auguri innocui, formali, imposti dalla “routine” di calendario. Mi lusinga addirittura l’ipotesi che qualcuno li respinga al mittente come indesiderati.
Tanti auguri scomodi, allora, miei cari fratelli!
Gesù che nasce per amore vi dia la nausea di una vita egoista, assurda, senza spinte verticali e vi conceda di inventarvi una vita carica di donazione, di preghiera, di silenzio, di coraggio.
Il Bambino che dorme sulla paglia vi tolga il sonno e faccia sentire il guanciale del vostro letto duro come un macigno, finché non avrete dato ospitalità a uno sfrattato, a un marocchino, a un povero di passaggio.
Dio che diventa uomo vi faccia sentire dei vermi ogni volta che la vostra carriera diventa idolo della vostra vita, il sorpasso, il progetto dei vostri giorni, la schiena del prossimo, strumento delle vostre scalate.
Maria, che trova solo nello sterco degli animali la culla dove deporre con tenerezza il frutto del suo grembo, vi costringa con i suoi occhi feriti a sospendere lo struggimento di tutte le nenie natalizie, finché la vostra coscienza ipocrita accetterà che il bidone della spazzatura, l’inceneritore di una clinica diventino tomba senza croce di una vita soppressa.
Giuseppe, che nell’affronto di mille porte chiuse è il simbolo di tutte le delusioni paterne, disturbi le sbornie dei vostri cenoni, rimproveri i tepori delle vostre tombolate, provochi corti circuiti allo spreco delle vostre luminarie, fino a quando non vi lascerete mettere in crisi dalla sofferenza di tanti genitori che versano lacrime segrete per i loro figli senza fortuna, senza salute, senza lavoro.Gli angeli che annunciano la pace portino ancora guerra alla vostra sonnolenta tranquillità incapace di vedere che poco più lontano di una spanna, con l’aggravante del vostro complice silenzio, si consumano ingiustizie, si sfratta la gente, si fabbricano armi, si militarizza la terra degli umili, si condannano popoli allo sterminio della fame.
I poveri che accorrono alla grotta, mentre i potenti tramano nell’oscurità e la città dorme nell’indifferenza, vi facciano capire che, se anche voi volete vedere “una gran luce” dovete partire dagli ultimi. Che le elemosine di chi gioca sulla pelle della gente sono tranquillanti inutili.
I pastori che vegliano nella notte, “facendo la guardia al gregge”, e scrutano l’aurora, vi diano il senso della storia, l’ebbrezza delle attese, il gaudio dell’abbandono in Dio.E vi ispirino il desiderio profondo di vivere poveri che è poi l’unico modo per morire ricchi.
Buon Natale! Sul nostro vecchio mondo che muore, nasca la speranza.
Don Tonino Bello
(Vescovo di Molfetta)
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